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Crisi nigeriana

Gli islamisti stanno ormai occupando la Nigeria ne vogliono fare il trampolino di lancio per raggiungere i paesi più piccoli fini a creare una enclave africana dell’ Islam integralista questo giustifica i continui attentati verso i cristiani.
E ‘ il p…

Libia – brief report 7-10-2016

Haftar

Il generale Haftar persiste nel suo lavoro di rafforzamento della sua figura nell’est della Libia, guadagnando di giorno in giorno maggiori poteri. I recenti successi militari dell’esercito di Haftar hanno permesso al settore petrolifero di rilanciarsi, secondo dati recenti la compagnia petrolifera libica Arabian Gulf Oil Company (AGOCO) ha aumentato la produzione di petrolio fino a circa 300 mila barili al giorno, inoltre secondo quanto riportato dalla National Oil Company (NOC) l’output petrolifero il Libia è salito a 485 mila barili al giorno. La ripresa della produzione è avvenuta immediatamente dopo la riconquista da parte di Haftar dei porti di Sidra, Ras Lanuf, Zueitina e Marsa al Brega, l’insieme delle infrastrutture che costituiscono la mezzaluna petrolifera. Entro la fine del 2016 la Libia potrebbe arrivare a produrre quasi un milione di barili al giorno di petrolio, segnando una svolta nel settore dal 2011. 

La ripresa del settore petrolifero comporterà però un enorme afflusso di denaro nella Banca Centrale libica con sede a Tripoli, sotto il controllo del Governo di Unità Nazionale, rivale del Generale Haftar. In realtà la liberazione dei porti della mezzaluna petrolifera si sta rivelando una mossa molto astuta da parte di Hafar, che oltre a muoversi militarmente sta gettando le basi per una nuova fase di conquista politica del potere in Libia. Consentendo al paese la ripresa della produzione petrolifera, Haftar sta rafforzando la sua figura in tutta Libia, compresa la Tripolitania e le sue operazioni militari acquistano di volta in volta maggiore legittimità anche a livello internazionale. Liberando i porti di Ras Lanuf e Sidra ha voluto dare dimostrazione della sua intenzione di operare nell’interesse della Libia, è però vero che le vittorie militari di Haftar sono arrivate grazie alla collaborazione delle milizie locali alle quali era stata garantita la possibilità di inserirsi nella ripresa delle attività petrolifere. 

Inoltre, il fatto che i porti della mezzaluna petrolifera siano stati liberati per mano di Haftar pone un serio rischio per il governo di Tripoli, che si trova costretto ad accettare una situazione in cui Haftar esercita un controllo ferreo sulle entrate di denaro provenienti dal commercio di petrolio e quindi un enorme influenza sul processo politico interno, è molto probabile infatti che Haftar inizi ad avanzare pretese verso Tripoli, consapevole del suo potere in tutta l’area della mezzaluna petrolifera. 

Il crescente peso di Haftar in Libia è sostenuto anche da diverse potenze, tra cui la Russia, con la quale Haftar sta stringendo accordi per l’importazione di armamenti. Abdel Basset Badri, rappresentante di Haftar, ha concordato con il ministro della difesa russo Sergej Shoigu, l’invio di armi di 5.000 pistole, attrezzature per telecomunicazioni, lanciarazzi RPG e mezzi blindati, mentre è ancora in discussione la possibilità di sostenere Haftar tramite l’invio di aerei cacciabombardieri e di avviare un’operazione congiunta Esercito Nazionale Libico-Russia per contrastare i miliziani di Daesh, come avviene similmente in Siria. L’Egitto invece ha rinforzato la collaborazione nel campo dell’intelligence, che prevede l’aumento di personale appartenente al Mukhabarat egiziano in Cirenaica, oltre che la trasmissione di immagini satellitari e apparecchiature elettroniche. 

Al momento sembra inarrestabile l’avanzata di Haftar, che è deciso a dimostrare al mondo di poter assicurare alla Libia un governo stabile e forte, contrariamente a quanto invece sta facendo il Governo di Unità Nazionale che invece permane in uno stato di immobilità che sta imbarazzando la comunità internazionale. 

Se Haftar continuerà ad attrarre sostegno da potenze estere, gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015 potrebbero essere messi in discussione già entro il 2016. Secondo fonti locali, Haftar ha in programma diversi incontri riservati a Tripoli nelle prossime settimane, con lo scopo di presentare una proposta di transizione politica della durata di tre mesi entro la prima settimana di novembre, con l’intermediazione della Francia. 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Libia – brief report 7-10-2016

Haftar

Il generale Haftar persiste nel suo lavoro di rafforzamento della sua figura nell’est della Libia, guadagnando di giorno in giorno maggiori poteri. I recenti successi militari dell’esercito di Haftar hanno permesso al settore petrolifero di rilanciarsi, secondo dati recenti la compagnia petrolifera libica Arabian Gulf Oil Company (AGOCO) ha aumentato la produzione di petrolio fino a circa 300 mila barili al giorno, inoltre secondo quanto riportato dalla National Oil Company (NOC) l’output petrolifero il Libia è salito a 485 mila barili al giorno. La ripresa della produzione è avvenuta immediatamente dopo la riconquista da parte di Haftar dei porti di Sidra, Ras Lanuf, Zueitina e Marsa al Brega, l’insieme delle infrastrutture che costituiscono la mezzaluna petrolifera. Entro la fine del 2016 la Libia potrebbe arrivare a produrre quasi un milione di barili al giorno di petrolio, segnando una svolta nel settore dal 2011. 

La ripresa del settore petrolifero comporterà però un enorme afflusso di denaro nella Banca Centrale libica con sede a Tripoli, sotto il controllo del Governo di Unità Nazionale, rivale del Generale Haftar. In realtà la liberazione dei porti della mezzaluna petrolifera si sta rivelando una mossa molto astuta da parte di Hafar, che oltre a muoversi militarmente sta gettando le basi per una nuova fase di conquista politica del potere in Libia. Consentendo al paese la ripresa della produzione petrolifera, Haftar sta rafforzando la sua figura in tutta Libia, compresa la Tripolitania e le sue operazioni militari acquistano di volta in volta maggiore legittimità anche a livello internazionale. Liberando i porti di Ras Lanuf e Sidra ha voluto dare dimostrazione della sua intenzione di operare nell’interesse della Libia, è però vero che le vittorie militari di Haftar sono arrivate grazie alla collaborazione delle milizie locali alle quali era stata garantita la possibilità di inserirsi nella ripresa delle attività petrolifere. 

Inoltre, il fatto che i porti della mezzaluna petrolifera siano stati liberati per mano di Haftar pone un serio rischio per il governo di Tripoli, che si trova costretto ad accettare una situazione in cui Haftar esercita un controllo ferreo sulle entrate di denaro provenienti dal commercio di petrolio e quindi un enorme influenza sul processo politico interno, è molto probabile infatti che Haftar inizi ad avanzare pretese verso Tripoli, consapevole del suo potere in tutta l’area della mezzaluna petrolifera. 

Il crescente peso di Haftar in Libia è sostenuto anche da diverse potenze, tra cui la Russia, con la quale Haftar sta stringendo accordi per l’importazione di armamenti. Abdel Basset Badri, rappresentante di Haftar, ha concordato con il ministro della difesa russo Sergej Shoigu, l’invio di armi di 5.000 pistole, attrezzature per telecomunicazioni, lanciarazzi RPG e mezzi blindati, mentre è ancora in discussione la possibilità di sostenere Haftar tramite l’invio di aerei cacciabombardieri e di avviare un’operazione congiunta Esercito Nazionale Libico-Russia per contrastare i miliziani di Daesh, come avviene similmente in Siria. L’Egitto invece ha rinforzato la collaborazione nel campo dell’intelligence, che prevede l’aumento di personale appartenente al Mukhabarat egiziano in Cirenaica, oltre che la trasmissione di immagini satellitari e apparecchiature elettroniche. 

Al momento sembra inarrestabile l’avanzata di Haftar, che è deciso a dimostrare al mondo di poter assicurare alla Libia un governo stabile e forte, contrariamente a quanto invece sta facendo il Governo di Unità Nazionale che invece permane in uno stato di immobilità che sta imbarazzando la comunità internazionale. 

Se Haftar continuerà ad attrarre sostegno da potenze estere, gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015 potrebbero essere messi in discussione già entro il 2016. Secondo fonti locali, Haftar ha in programma diversi incontri riservati a Tripoli nelle prossime settimane, con lo scopo di presentare una proposta di transizione politica della durata di tre mesi entro la prima settimana di novembre, con l’intermediazione della Francia. 

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SIRTE

SIRTE

Il recente attacco alle porte di Sirte in Libia conclusosi per ora con una parziale vittoria di Al Sarraj ha visto nella realtà scendere in campo a fianco dei soldati libici, numerosi commandos  di truppe speciali europee.

Nel dettaglio sono intervenuti reparti di Elite militari francesi, inglesi, americani ed italiani.

Le operazioni sono considerate di “Intelligence Attivo “ e gestite con la massima riservatezza e coperte dal segreto di Stato dai vari paesi coinvolti.

Nel caso di specie attendibili fonti locali indicano che le forze speciali francesi da tempo schierate in Libia sotto copertura nell’Area di Tobruk sono intervenute nella battaglia di Sirte con uccisione mirate e chirurgiche al fine di tagliare la linea logistica di rifornimento dello Stato Islamico.

Sono stati usati dai francesi appositi sistemi d’armi molto sofisticati con mortai trasportabili a puntamento telematico con designatore sul terreno; le azioni sono tutte andate a buon fine isolando sul lato orientale di Sirte gli uomini del Califfato.

La stampa internazionale non parla dell’intervento francese per chiari motivi di riservatezza, ma il lavoro più incisivo in questa fase  è chiaro che è stato fatto dai francesi che hanno ridotto al minimo la capacità di fuoco degli uomini del califfato.

L’intelligence americana ha fini ad ora operato con caccia da ricognizione e nella fase successiva ed operativa una volta acquisite le giuste informAzioni con Droni a pilotaggio remoto.

Predator armati  con missili a guida laser AGM – 114RS HELLFIRE II di fabbricazione statunitense.

Il pilotaggio remoto americano è gestito direttamente dalla CIA  le operation rooms sono basate nel vecchio aeroporto militare  di Sigonella in Sicilia Italia, in un’area apparentemente dismessa ma ancora utilizzata in forma anonima dall’intelligence americana come location per la logistica delle operazioni in Nord Africa.

Sul territorio libico gli Special Forces americani ed italiani sono invece insediati nell’area compresa tra Harawa, Nufaliya, Bin Jawade  ed Ajdabiya a metà strada tra Bengasi e Tripoli verso i campi petroliferi.

Gli uomini Usa e italiani vestono abiti borghesi tanto da confondersi con disinvoltura con una delle tante milizie  libiche che operano nella zona.

Sono equipaggiati con fucili d’assalto  Colt M4 perfetti per l’elitrasporto e Colt M16, per le armi da fianco utilizzano prevalentemente pistole semiautomatiche Glock 19 e 17 cal. 9×21 e cal.40 di fabbricazione austriaca.

I fucili sono predisposti anche al lancio di granate con sistema di puntamento laser.

Gli americani provengono dai Rangers dei Marines e dai Navy  Seals e sono scelti per le loro caratteristiche particolarmente adatte alla guerriglia urbana dove preparazione fisica e tecnica sono fondamentali.

Gli Italiani invece provengono dagli alpini paracadutisti, dal reparto Col Moschin e dagli incursori della Marina Militare COMSUBIN – GOI  e sono inquadrati nell’organico del TF 45 unità militare segreta che opera da anni nelle missioni cosiddette fantasma, utilizzano gli stessi armamenti individuali degli americani.

Il TF 45 nella riconquista di Sirte stà operando prevalentemente nella preparazione degli scontri urbani e nel controllo dell’area portuale.

L’intelligence inglese stà invece utilizzando gli uomini della S.A.S.  e della S.O.C.  con incursioni aeree e bombardamenti mirati. Sul terreno utilizza unità di bonifica quartieri che sono penetrate nella periferia di Sirte, grazie anche all’utilizzo di esperti Snipers equipaggiati con fucili di precisione M200 ONEY TAC e BARRET M 95 calibro 50 (12.7 mm).

 

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SIRTE

SIRTE

Il recente attacco alle porte di Sirte in Libia conclusosi per ora con una parziale vittoria di Al Sarraj ha visto nella realtà scendere in campo a fianco dei soldati libici, numerosi commandos  di truppe speciali europee.

Nel dettaglio sono intervenuti reparti di Elite militari francesi, inglesi, americani ed italiani.

Le operazioni sono considerate di “Intelligence Attivo “ e gestite con la massima riservatezza e coperte dal segreto di Stato dai vari paesi coinvolti.

Nel caso di specie attendibili fonti locali indicano che le forze speciali francesi da tempo schierate in Libia sotto copertura nell’Area di Tobruk sono intervenute nella battaglia di Sirte con uccisione mirate e chirurgiche al fine di tagliare la linea logistica di rifornimento dello Stato Islamico.

Sono stati usati dai francesi appositi sistemi d’armi molto sofisticati con mortai trasportabili a puntamento telematico con designatore sul terreno; le azioni sono tutte andate a buon fine isolando sul lato orientale di Sirte gli uomini del Califfato.

La stampa internazionale non parla dell’intervento francese per chiari motivi di riservatezza, ma il lavoro più incisivo in questa fase  è chiaro che è stato fatto dai francesi che hanno ridotto al minimo la capacità di fuoco degli uomini del califfato.

L’intelligence americana ha fini ad ora operato con caccia da ricognizione e nella fase successiva ed operativa una volta acquisite le giuste informAzioni con Droni a pilotaggio remoto.

Predator armati  con missili a guida laser AGM – 114RS HELLFIRE II di fabbricazione statunitense.

Il pilotaggio remoto americano è gestito direttamente dalla CIA  le operation rooms sono basate nel vecchio aeroporto militare  di Sigonella in Sicilia Italia, in un’area apparentemente dismessa ma ancora utilizzata in forma anonima dall’intelligence americana come location per la logistica delle operazioni in Nord Africa.

Sul territorio libico gli Special Forces americani ed italiani sono invece insediati nell’area compresa tra Harawa, Nufaliya, Bin Jawade  ed Ajdabiya a metà strada tra Bengasi e Tripoli verso i campi petroliferi.

Gli uomini Usa e italiani vestono abiti borghesi tanto da confondersi con disinvoltura con una delle tante milizie  libiche che operano nella zona.

Sono equipaggiati con fucili d’assalto  Colt M4 perfetti per l’elitrasporto e Colt M16, per le armi da fianco utilizzano prevalentemente pistole semiautomatiche Glock 19 e 17 cal. 9×21 e cal.40 di fabbricazione austriaca.

I fucili sono predisposti anche al lancio di granate con sistema di puntamento laser.

Gli americani provengono dai Rangers dei Marines e dai Navy  Seals e sono scelti per le loro caratteristiche particolarmente adatte alla guerriglia urbana dove preparazione fisica e tecnica sono fondamentali.

Gli Italiani invece provengono dagli alpini paracadutisti, dal reparto Col Moschin e dagli incursori della Marina Militare COMSUBIN – GOI  e sono inquadrati nell’organico del TF 45 unità militare segreta che opera da anni nelle missioni cosiddette fantasma, utilizzano gli stessi armamenti individuali degli americani.

Il TF 45 nella riconquista di Sirte stà operando prevalentemente nella preparazione degli scontri urbani e nel controllo dell’area portuale.

L’intelligence inglese stà invece utilizzando gli uomini della S.A.S.  e della S.O.C.  con incursioni aeree e bombardamenti mirati. Sul terreno utilizza unità di bonifica quartieri che sono penetrate nella periferia di Sirte, grazie anche all’utilizzo di esperti Snipers equipaggiati con fucili di precisione M200 ONEY TAC e BARRET M 95 calibro 50 (12.7 mm).

 

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Follow the money

Al Sarraj

Al Serraj nuovo Premier di unità nazionale libica ha capito subito che per gestire pienamente la transizione verso politiche condivise tra tutte le fazioni presenti deve entrare immediatamente in possesso del patrimonio di Gheddafi congelato in asset esteri dalle sanzioni Onu del 2011, sbloccando, inoltre, le leve finanziarie legate allo sfruttamento del petrolio e del gas.

“Segui i soldi” è oggi l’imperativo assoluto del Premier libico e la Coalizione internazionale è pronta a togliere le sanzioni per permettere a Serraj di diventare l’unico ufficiale pagatore ed il vero datore di lavoro riportando il paese alla normalità con gli stipendi istituzionali regolarmente pagati. La Libyan Investment Authority ( LIA ) con i suoi 85 miliardi di dollari di patrimonio, la National Oil Company ( NOC ) e la Banca centrale rappresentano il tesoro del vecchio Dittatore ed ora possono entrare nella disponibilità del nuovo corso libico per dare la stabilità ad un paese ancora diviso e non pacificato. La battaglia da vincere in questa fase è tutta economica e non militare ripristinato il circolo di denaro che determina il Pil libico anche gli altri contendenti Khalifa Ghwen, Nouri Abu Sahimin e Aguila Saleh troveranno la giusta collocazione nelle future dinamiche di gestione libiche.

Sul fronte terroristico la situazione è di stallo il califfato ha provato senza successo a prendere possesso  di alcuni terminali petroliferi per finanziarsi attraverso il contrabbando di greggio con Tunisia e Malta ma questo tipo di traffico risulta oggi estremamente difficile per i frequenti controlli delle forze militari occidentali. La partita, quindi, anche sul fronte Isis si gioca esclusivamente sul piano finanziario, la progressiva riduzione delle risorse economiche porterà ad un graduale arretramento dei terroristi sul territorio libico. La guerra sarà vinta dalla finanza, tutte le fazioni in lotta sono ,infatti, disposte ad andare verso la pacificazione se avranno un favorevole accordo economico

 

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Follow the money

Al Sarraj

Al Serraj nuovo Premier di unità nazionale libica ha capito subito che per gestire pienamente la transizione verso politiche condivise tra tutte le fazioni presenti deve entrare immediatamente in possesso del patrimonio di Gheddafi congelato in asset esteri dalle sanzioni Onu del 2011, sbloccando, inoltre, le leve finanziarie legate allo sfruttamento del petrolio e del gas.

“Segui i soldi” è oggi l’imperativo assoluto del Premier libico e la Coalizione internazionale è pronta a togliere le sanzioni per permettere a Serraj di diventare l’unico ufficiale pagatore ed il vero datore di lavoro riportando il paese alla normalità con gli stipendi istituzionali regolarmente pagati. La Libyan Investment Authority ( LIA ) con i suoi 85 miliardi di dollari di patrimonio, la National Oil Company ( NOC ) e la Banca centrale rappresentano il tesoro del vecchio Dittatore ed ora possono entrare nella disponibilità del nuovo corso libico per dare la stabilità ad un paese ancora diviso e non pacificato. La battaglia da vincere in questa fase è tutta economica e non militare ripristinato il circolo di denaro che determina il Pil libico anche gli altri contendenti Khalifa Ghwen, Nouri Abu Sahimin e Aguila Saleh troveranno la giusta collocazione nelle future dinamiche di gestione libiche.

Sul fronte terroristico la situazione è di stallo il califfato ha provato senza successo a prendere possesso  di alcuni terminali petroliferi per finanziarsi attraverso il contrabbando di greggio con Tunisia e Malta ma questo tipo di traffico risulta oggi estremamente difficile per i frequenti controlli delle forze militari occidentali. La partita, quindi, anche sul fronte Isis si gioca esclusivamente sul piano finanziario, la progressiva riduzione delle risorse economiche porterà ad un graduale arretramento dei terroristi sul territorio libico. La guerra sarà vinta dalla finanza, tutte le fazioni in lotta sono ,infatti, disposte ad andare verso la pacificazione se avranno un favorevole accordo economico

 

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LA TRAPPOLA DI TRIPOLI

LA TRAPPOLA DI TRIPOLI

Secondo indiscrezioni interne la nostra intelligence sta preparando varie opzioni di intervento che devono obbligatoriamente considerare i maggiori fattori di rischio per una missione in Libia con truppe di terra.

Tripoli e le zone limitrofe vengono gestite dal governo locale con una apparente normalità, nelle principali città, le amministrazioni locali permettono una vita sociale con stabilità, ma è difficile capire chi comanda davvero.
Khalifa Al Ghwell governa supportato da una propria milizia con l’appoggio esterno della Fratellanza Musulmana e con i berberi di Zuwarahi, ma non è solo al comando, c’è anche Hashim Bishr con la sua numerosa polizia privata in grado di spostare a suo piacimento le alleanze ed i rapporti di forza in Tripolitania.
Infine, c’è Abdul Raouf Kara, uomo forte dell’ area, rigido
salafita e nemico di Daesh, a capo di una significativa milizia “la rada Forces ” letteralmente (forze di deterrenza) .
Sono questi tre uomini che determinano la stabilità in relazione ai propri interessi, e con loro occorre trovare un solido accordo prima di entrare nel territorio libico.
Le città intorno a Tripoli sono invece ostaggio delle varie tribù, formalmente alleate, ma sempre pronte a rinnegare ogni patto per procedere singolarmente con attività militari che possono creare vantaggi.
Infine, problema non trascurabile l’unico aeroporto utilizzabile è quello di Mitiga, controllato da Kara, quindi
un’intesa con lui diventa una priorità assoluta.

 

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DAESH IN LIBIA

DAESH IN LIBIA

Attualmente in Libia sono presenti dai 4200 ai 4600 uomini dello stato islamico, quasi tutti di nazionalità tunisina quindi profondi conoscitori del territorio e delle odierne dinamiche sociali libiche.

Ci sono invece dai 23000 ai 27000 uomini organizzati in bande criminali che, disinteressandosi del lato politico, diventano fiancheggiatori dei terroristi a seconda delle convenienze.
In questa ottica alcune attività vengono appaltate da Daesh alla criminalità organizzata.
Inoltre, da Sudan, Nigeria e Mali, si stanno spostando numerosi uomini aderenti alla jihad del centro Africa per unirsi a Daesh dietro compenso economico.
Il numero di queste nuove forze terroristiche è quantificabile per difetto in 2500/3000 unità. 
Questi sono i numeri per quanto riguarda la stabilità del paese possiamo considerare che la sicurezza interna è totalmente fluida ed in divenire, alcuni giorni il controllo del territorio è stabilmente nelle mani di una compagine, altri giorni 
no, la sicurezza della viabilità è quindi inesistente, anche percorrere 50 kilometri da Sabratha verso Tripoli può considerarsi un ‘ impresa impossibile.
In questo scenario una missione a guida italiana rappresenta un azzardo strategicamente poco utile.
Occorre, prima di pensare qualsiasi intervento, cercare con azioni di intelligence un accordo globale con tutte le fazioni in campo che di fatto combattono Daesh senza escludere nessuno.
Nelle prossime settimane gli auspicati accordi devono essere portati a termine altrimenti l’Italia sarà inutilmente esposta a rischi senza ottenere alcun risultato stabilizzate.

 

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ATTACCO GLOBALE

ATTACCO GLOBALE

La battaglia della notte nella capitale del Burkina  Faso conferma le preoccupazioni delle scorse settimane.
Il terrorismo di matrice islamica oltre a globalizzare propaganda e azioni a basso impatto è  riuscito a creare un vero e proprio net per il cosiddetto terrorismo molecolare che, anche se solo ispirato, riesce autonomamente ad organizzare attentati ovunque.

La tattica utilizzata ad Ouagadougon ricalca le azioni dei talebani in Afganistan, si fanno esplodere due o tre macchine per distogliere  l’attenzione dall’obiettivo e, mentre arrivano i primi soccorsi, si entra in azione con piccoli team armati, in genere con fucili d’assalto.
L’effetto sorpresa gioca un ruolo determinante anche se oggi parlare di sorpresa è  ridicolo, siamo tutti ovunque bersagli soprattutto nei luoghi di aggregazione per stranieri.
Applicare i protocolli standard di difesa passiva contro le azioni terroristiche deve diventare un obbligo dottrinale, come per esempio il divieto di far parcheggiare le auto accanto ad un edificio classificato sensibile.
Nei prossimi mesi sono prevedibili attacchi in Italia nei centri commerciali ed in Australia, proprio per dimostrare la capacità di saturazione dello scenario internazionale da parte dei gruppi jihadisti. 
Nel nostro Paese le misure di difesa sono attive e di alto livello e dobbiamo, quindi, non cedere alla paura indiscriminata che comprime le libertà  personali dei cittadini.
Per fronteggiare, poi, l’attuale crisi in nord-Africa,  l’Aeronautica Militare Italiana ha spostato da Istrana a Trapani quattro cacciabombardieri Amx che, insieme agli Eurofighter già basati nell’aeroporto siciliano, rappresentano il gruppo di intervento nella prevista missione in Libia.

 

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