A Castelvecchio Subequo, la sera di sabato 3 ottobre, non si è semplicemente accesa una lampada: si è riaccesa una memoria, quella di San Francesco, che da secoli continua a vivere nel cuore di una comunità che ogni anno, nel ricordo del passaggio del Santo, rinnova un legame che il tempo non è riuscito a spezzare.
Considerata la piccola Assisi d’Abruzzo, Castelvecchio Subequo ha accolto fedeli, cittadini, associazioni e rappresentanti di numerosi comuni italiani in una giornata carica di emozione, nella quale la fede si è intrecciata alla storia e la devozione è diventata ancora una volta un sentimento condiviso, capace di andare oltre i confini di un piccolo borgo per parlare a un intero Paese.
Quest’anno la cerimonia ha avuto un significato ancora più profondo perché si è svolta tra i vicoli del centro storico, restituiti alla vita grazie alla straordinaria opera volontaria di un gruppo di cittadini che, con discrezione e sacrificio, hanno scelto di non arrendersi all’abbandono, trasformando il desiderio di custodire il proprio paese in un gesto concreto di amore e responsabilità, quasi a raccogliere, dopo secoli, l’insegnamento di Francesco: «È dando che si riceve».
La sindaca di Castelvecchio Subequo, Marisa Valeri, con parole sincere e visibilmente emozionate, ha accolto i partecipanti stringendoli idealmente in quell’abbraccio di fraternità che rappresenta forse la più autentica eredità lasciata dal Santo, perché qui il cammino francescano non sembra appartenere soltanto alla storia, ma continua a ripetersi ogni anno e, in fondo, ogni giorno, attraverso piccoli gesti di solidarietà, accoglienza e appartenenza.
Accanto a lei, il sindaco dell’Aquila Pierluigi Biondi, vicepresidente dell’ANCI, nel rappresentare simbolicamente i comuni d’Italia, ha dato voce a una presenza che sembra rinascere tra queste montagne, dove il nome di Francesco è diventato parte dell’identità stessa dei luoghi e dove la sua figura continua a unire comunità diverse sotto una medesima luce.
Poi il corteo storico, con i figuranti in costume, l’Associazione Nazionale Alpini, le associazioni locali, i fedeli e tanti cittadini, ha attraversato le strade del borgo dirigendosi verso la chiesa di San Francesco, custode della reliquia del sangue del Santo, fino alla solenne celebrazione religiosa che ha raccolto, nel silenzio della preghiera, tutta la commozione di una giornata destinata a restare nella memoria.
E quando quella lampada votiva si è accesa, la sua luce è sembrata farsi strada oltre le mura della chiesa, oltre Castelvecchio e oltre il tempo, ricordando a tutti che le cose più grandi spesso nascono da gesti semplici, dalla volontà di non lasciare morire un paese, una tradizione, una speranza.
È questa, forse, la lezione più struggente di Francesco, consegnata ancora una volta alla piccola Assisi d’Abruzzo: «Cominciate a fare ciò che è necessario, poi ciò che è possibile. E all’improvviso vi sorprenderete a fare l’impossibile».



