Terrorismo e instabilità sociale, i governi ascoltino la disperazione creata dal Covid

 




Mentre il mondo sta attraversando una nuova fase della pandemia caratterizzata da un progressivo ritorno alla attività sociali e con un incremento percentuale sostanziale delle persone che si sono vaccinate, è bene ricordare che nonostante l’innegabile fatto che la pandemia sia stata al centro dei pensieri dei cittadini e dei governi, essa non è il solo problema esistente: è infatti fondamentale capire che ci sono numerose sfide e rischi davanti a noi.

Ad oggi i governi stanno affrontando un compito difficile in questo complesso panorama post-pandemia. Lo scenario include potenziali problemi sociali, economici, politici e di sicurezza. La disoccupazione, le difficoltà economiche, la frustrazione socio-politica, solo per citare alcuni fattori, potrebbero facilmente svilupparsi e scatenare condizioni sociali di difficile gestione in un momento in cui alcuni governi hanno poco da offrire ai propri cittadini per contrastare questi problemi difficili e dalle mille sfaccettature.

È anche importante non dimenticare che molti governi hanno applicato misure dure e stringenti durante il periodo di lockdown, mentre crescevano la frustrazione e la disperazione di una parte ingente della popolazione mondiale. In quel particolare momento, queste misure sono state determinanti nella gestione della salute pubblica, ma hanno portato con sé anche altre conseguenze: una tra tutte la diminuzione del rispetto per il governo e l’autorità.


A breve termine, i governi dovrebbero quindi raddoppiare gli sforzi per contenere l’inflazione che può avere un impatto enorme sulla vita delle persone e sulla loro capacità di approvvigionarsi di beni e servizi primari. Mentre nel medio e lungo termine, potenziali aumenti della disoccupazione e della sicurezza finanziaria potrebbero portare a rischi per la stabilità del governo. È quindi fondamentale che i governi dimostrino soluzioni concrete per questi rischi sociali, poiché se non trattati adeguatamente potrebbero creare un effetto valanga di rischi per la sicurezza, in particolare il terrorismo e la criminalità organizzata.

È di fondamentale importanza prestare maggiore attenzione ai vari sintomi della nuova ondata emergente di fenomeni terroristici. Gli incidenti che si sono verificati in molti paesi dimostrano quale sia l’impatto delle difficoltà economiche sulle persone più fragili, attraverso la diffusione della propaganda criminale e terroristica. Questi incidenti non comportano necessariamente il confronto con i servizi di sicurezza, ma piuttosto sfruttano la pressione sociale e le difficoltà per provocare instabilità, basti pensare alle proteste e rivolte basate sull’insoddisfazione per le politiche pubbliche e il sistema politico.

Questi avvenimenti non solo alimentano il fuoco del disincanto, ma lo utilizzano anche per reclutare persone insoddisfatte e crescere strutturalmente. Questi adepti sono particolarmente preziosi per questi gruppi poiché oltre a crescere di dimensioni, contribuiscono a rendere più porosi i confini nazionali. In questo quadro i governi sono chiamati a una doppia sfida: contrastare la crescente frustrazione sociale dovuta alle difficoltà economiche e neutralizzare le attività terroristiche e criminali che cercano di utilizzare confini porosi per esportare la loro violenza.

Se questi due fattori dovessero coincidere in tempi e modi, vi sarebbe un incremento esponenziale del rischio sociale e di sicurezza internazionale. Tra l’altro una delle conseguenze della pandemia è il fatto che le tattiche di contrabbando e sfruttamento delle frontiere terrestri e marittime sono diventate più frequenti ed efficaci.

Pertanto, qualsiasi strategia oggi dovrebbe concentrarsi sul concetto di ridefinizione del ruolo dello stato rimodellando settori critici legati ai bisogni primari delle persone come la salute, la produzione, l’agricoltura, l’istruzione e il commercio. È fondamentale che qualsiasi approccio alla gestione di questi rischi e all’aumento della resilienza sociale si basi su una narrativa nazionale ben strutturata che offra alle persone almeno una prospettiva di futuro in cui credere e le unisca per affrontare tempi difficili basati sulla speranza di un futuro migliore.

Questa narrativa nazionale dovrebbe essere basata sull’inclusione politica e sul rafforzamento dei ruoli sociali di tutte le persone. In questo scenario assai complesso alcuni paesi in Medio oriente affrontano una sfida sempre più difficile in cui il sistema politica si è indebolito e la narrativa nazionale è quasi sparita sostituita sempre più presente dal pensiero settario che crea divisioni. Ciò potrebbe essere l’anticamera di un possibile movimento di protesta sociale che riaccenderebbe quasi sicuramente la scintilla di un nuovo periodo di forte instabilità.

24/07/2021

Dr. Amer Al Sabaileh