Medio Oriente, il Covid porta nuove sfide alla sicurezza. Ora sta ai governi agire per il meglio


 

Con l’inizio della prossima fase del Covid-19, si prevede una nuova ondata di frustrazione economica e malcontento popolare in tutto il mondo. La sfida a cui i governi sono chiamati a far fronte sarà bilanciare la minaccia del Covid con il mantenimento dell’ordine, che sarà in bilico a causa delle sempre più pressanti difficoltà della popolazione.

Queste precarie condizioni economiche e sociali possono generare sfiducia e la percezione di mancanza di credibilità dei governi tra i loro cittadini. In combinazione con un diffuso aumento della povertà, la confusione sociale e la criminalità potrebbero aumentare, e di conseguenza vi sarebbe un incremento della pressione sui governi che si trovano ad affrontare queste problematiche.


Un’atmosfera sociale così turbolenta potrebbe facilmente favorire una nuova ondata di terrorismo, in quanto potrebbe creare il terreno fertile per il reclutamento e l’organizzazione di azioni terroristiche. In particolare è presente una minaccia di attacchi non sofisticati che possono avere obiettivi non civili come le forze di polizia o singoli episodi che minano la sicurezza come sparatorie, accoltellamenti o utilizzo di piccole quantità di esplosivi. Gli attacchi in stile “lupo solitario” sono relativamente nuovi e rappresentano un rischio reale, in quanto le forze di sicurezza e i governi sono impegnati nelle urgenti sfide determinate della gestione del Covid-19.

In vari paesi in Medio Oriente, come l’Iraq, ad esempio, c’è già un aumento nella frequenza degli attacchi condotti da cellule affiliate a Daesh, il che dimostra l’ambizione di questi gruppi a tornare sulla scena sfruttando la situazione che il paese sta attualmente affrontando. Lo stesso si può notare in Siria, Afghanistan, Asia centrale e nella zona del Sahel in Africa. Questo approccio potrebbe essere applicato in qualsiasi paese, poiché mentre questi gruppi hanno infrastrutture militari esistenti in paesi come la Siria, l’Iraq, l’Afghanistan e persino i paesi africani, essi possono anche avere cellule dormienti in questi e in altri paesi dove possono riproporre il modello di attacchi urbani, che mirano a provocare il panico tra le persone e a fare notizia in tutto il mondo.


Gli Stati devono affrontare tutte queste situazioni concomitanti: ciò richiede un alto livello di professionalità, la considerazione e la valutazione dei rischi derivanti dai cambiamenti nella mentalità dei terroristi e quindi di conseguenza dalla natura degli attacchi terroristici. È probabile che i gruppi terroristici facciano affidamento sull’abbassamento della fiducia che i cittadini ripongono nei rispettivi governi, presentando questi ultimi come corrotti e ingiusti, non più in grado di rappresentare in maniera adeguata il proprio popolo. Questa è la parte più importante e delicata delle sfide che devono essere affrontate da un lato dagli Stati, dall’altro dai gruppi terroristici.

Quando si tratta di altri modelli di paesi che non hanno vissuto un confronto aperto con il terrorismo, come la Giordania che negli ultimi due decenni ha dovuto affrontare numerose minacce e sfide, è fondamentale mantenere la sicurezza secondo le tre regole di base: forte controllo, attento follow-up e intervento tempestivo. Le strategie pubbliche dovrebbero essere parallele per garantire che il discorso pubblico ufficiale sia l’unica fonte credibile di informazioni. È importante concentrarsi sulla costruzione di un processo di mobilitazione morale intelligente, non sulla demagogia che di solito ha impatti negativi e crea l’impressione di una mancanza di professionalità e credibilità.

L’instabilità sta già crescendo nella regione e i confini della Giordania sono sicuramente fragili con l’aumento delle difficoltà economiche e delle sofferenze. La difficoltà è particolarmente evidente nelle principali città di confine, rese maggiormente vulnerabili alle attività criminali e terroristiche. Ciò produce due minacce per i governi: la frustrazione sociale dovuta alle difficoltà economiche, e l’incremento del rischio di attività terroristiche e criminali che cercano di utilizzare le frontiere per esportare la propria violenza. Le tattiche di contrabbando e sfruttamento delle frontiere terrestri e marittime sono diventate più frequenti ed efficaci durante il Covid-19.


Al fine di contrastare questi gruppi, paesi come la Giordania devono intraprendere riforme per alleviare le difficoltà economiche, ma è fondamentale essere estremamente attenti alle modalità con cui lo Stato, attraverso il suo apparato di sicurezza e la polizia, interagisce con i cittadini per garantire che i problemi non siano alimentati, ma risolti.

Dr. Amer Al Sabaileh