Lo scontro con Hamas cambia le priorità di Israele: ora la lotta può espandersi a tutta la regione

 


10/10/2023

In questi ultimi giorni si rincorrono sui media nazionali e internazionali le tragiche notizie sulla situazione in Gaza e Israele. Vediamo ora di analizzare la questione da un punto di vista geostrategico.

Innanzitutto non c’è dubbio che questo scontro tra Hamas e Israele sia un punto cruciale che cambia l’intera scena di questo conflitto, e che poi la natura di quest’ultimo cambierà completamente nel periodo post bellico.

L’elemento sorpresa è considerato il tema principale di questa situazione, che in veritàha sorpreso un po’ tutti. Anche in tempo di preparazione alla fase post-Abbas (l’attuale presidente palestinese) dalla quale Hamas era del tutto esclusa. In effetti non ci si aspettava questa mossa da Hamas dopo che ha insistito nella sua campagna politica e specialmente dopo essersi nuovamente impegnato con i paesi arabi, promuovendosi come attore politico che cerca di migliorare le condizioni socioeconomiche della popolazione di Gaza, soprattutto dopo l‘ultima battaglia “Spada di Gerusalemme” di cui ricorre il secondo anniversario.

Sono sicuramente presenti fattori regionali che possono essere considerati un elemento importante per la tempistica degli attacchi: l’escalation in Siria, che prende di mira l’Iran e molte delle sue attività in Siria e all’interno dell’Iran potrebbero certamente aiutare a perseguire l’obiettivo di disturbare Israele.

Tutto ciò però crea una profonda crisi per Israele in diversi ambiti, a livello militare, di sicurezza, politico e soprattutto di intelligence, e certamente l’andamento dei combattimenti rimodellerà le priorità e probabilmente Israele sarà impegnato maggiormente in patria e limiterà le sue operazioni regionali e gli sforzi diplomatici regionali per raggiungere la pace con l’Arabia Saudita. Infatti è molto probabile che questa crisi sposterà le priorità dello stesso Israele, che in questo momento non troverà un reale vantaggio dalla pace con i paesi arabi rispetto alla priorità di risolvere i problemi interni.

Spostare la lotta sul suolo israeliano non era un piano nuovo: in realtà questo scenario era stato promosso da Hezbollah molto tempo fa, simulando una guerra all’interno degli insediamenti del nord, che questa volta sorprendentemente si è verificata negli insediamenti del sud. Inoltre, questa operazione mirava a ottenere il maggior numero di ostaggi civili e militari e questa rappresenta una sfida che Israele non ha mai affrontato precedentemente, almeno in questi termini, anche numerici. Questo che ora è un dato di fatto sarà utilizzato da Hamas per spingere Israele ai negoziati, che dovranno essere necessariamente brevi e soprattutto Hamas sarà in condizione di chiedere il rilascio di tutti i prigionieri palestinesi, cosa che porrà di fatto il movimento a diventare l’unico rappresentante dei palestinesi.

Questa operazione ha messo Israele sotto reale pressione a livello di intelligence, e ha aperto la porta a molti altri possibili scenari, in cui Israele dovrà mantenere una certa cautela.

Dr. Amer Al Sabaileh