VIAGGIO NELLA STORIA A CASTELVECCHIO SUBEQUO

C’è un silenzio particolare che accoglie chi arriva a Castelvecchio Subequo, un silenzio antico, che non inquieta ma accompagna, come un respiro profondo della terra che racconta storie di uomini e di fede, di civiltà sepolte e mai dimenticate. Poco prima di entrare nel borgo, sul versante nord-ovest della collina denominata Colle Moro, si cela un luogo fuori dal tempo: la catacomba paleocristiana scoperta per caso nel 1943 da alcuni ragazzi, in un momento in cui il mondo era in guerra.

È in questi luoghi ipogei, scavati nella roccia calcarea che si respira il primo soffio del Cristianesimo in Abruzzo. Due gallerie, scure e intime, si snodano come vene nella pietra viva, custodendo i segni tangibili di una fede che cercava di affermarsi nel silenzio, nella semplicità, nell’attesa. Ogni nicchia, ogni iscrizione graffiata con mani tremanti, ogni simbolo scolpito racconta di una speranza oltre la morte, di una comunità che lottava per affermare la propria identità spirituale.

Ci guida in questo viaggio nel tempo lo storico e ricercatore Giuseppe Cera, figura insostituibile per chi vuole comprendere Castelvecchio Subequo non solo come luogo geografico, ma come eredità viva. Con i suoi occhi pieni di passione e con la voce che vibra nel narrare, il dottor Cera ci conduce nel ventre della collina come un moderno Virgilio. Non è solo una visita guidata, è un pellegrinaggio della memoria.

Ci parla delle sepolture, delle iscrizioni in latino che testimoniano la devozione e la vita quotidiana dei primi cristiani. Ci mostra le tombe a loculo, i cubicoli decorati, i graffiti che rivelano simboli cristologici ,ci racconta dell’antico insediamento di Superequm, parte vitale della terra dei Peligni, e delle connessioni con le vicine Corfinium e Sulmona, come in un mosaico dove ogni tessera è un frammento di identità collettiva.

Ma il vero tesoro che il dottor Cera ci dona non è solo il sapere storico e archeologico. È il sentimento. È il fuoco sacro della conoscenza che si trasmette attraverso le generazioni. Lui non racconta solo il passato, costruisce un ponte verso il futuro. Le sue parole sono semi gettati nei cuori dei giovani, affinché non dimentichino mai da dove vengono. Affinché abbiano radici forti per affrontare il domani.

Castelvecchio Subequo non è solo un paese incastonato tra i monti abruzzesi, e’ un custode di storie millenarie, un luogo che pulsa ancora di vita antica,le sue catacombe non sono fredde tombe, ma santuari di memoria, luoghi dove il tempo si ferma per lasciare spazio alla riflessione, all’incanto, alla gratitudine per ciò che è stato.

Uscendo dalle gallerie, con la luce che ritorna prepotente dopo l’ombra, si prova una sorta di vertigine. Si sente di aver toccato qualcosa di sacro, con negli occhi la pietra e nei polmoni l’odore umido della terra, resta solo un pensiero: non possiamo permetterci di dimenticare.

Grazie a chi, come Giuseppe Cera, continua a raccontare queste storie. Perché solo ricordando ciò che siamo stati, possiamo davvero sapere chi vogliamo diventare.